E’ la parola l’imputato nel processo che si svolge in palcoscenico, al Teatro Bellini di Napoli, dove è in programma fino al 24 maggio 2026, “Lo stato contro Nolan – Un paese tranquillo” di Stefano Massini.
Lo spettacolo segna il ritorno nella sala partenopea di Alessandro Gassmann, dove l’attore e regista ha già diretto più di una messinscena. Tutte fortunate. Come questa, che, porta la chiara firma dell’artista, che propone un allestimento essenziale eppure pregno di segni e di significati.
Perfettamente in linea con il testo di Massini, che ha abituato il pubblico alla denuncia di malcostume, malapolitica e sopraffazione, lo spettacolo affronta il tema dell’informazione. E, quindi della cattiva informazione, della mistificazione delle parole, della connivenza tra chi le pronuncia e chi le diffonde.
Così, su una scena che ripropone l’aula di un tribunale, di una piccola città di provincia degli Stati Uniti, tra anni ‘50 e ‘60, con giudice, avvocato di difesa e pubblico ministero, la parola è incarnata da Nolan, direttore dell’unico giornale locale, nonché produttore di armi.
LE QUESTIONI IN GIOCO
E’ possibile che una tale condizione possa renderne credibile l’innocenza? Per dimostrane l’impossibilità dell’assoluzione, si batte con tutte le forze il pubblico ministero, l’accusatore: un perfetto Daniele Russo, che inquieto e agitato, con sottile ironia che spinge anche al sorriso, espone i fatti con foga. Affidando a ripetizioni di concetti e gesti, a domande che affondano nel mestiere del giornalista e nel diritto di cronaca. Mostrando appunti, documenti che gli danno ragione, egli scava con le parole dentro il tempo e i pensieri Con minuziose insinuazioni, sguardo indagatore e cerca di portare dalla sua parte il pubblico. Cioè la giuria che la regia di Gassmann mostra, cinematograficamente, attraverso proiezioni (di Marco Schiavoni), sul velatino che precede il palcoscenico.

L’ACCUSA: MANIPOLAZIONE DELL’INFORMAZIONE
L’accusa è gravissima: manipolazione dell’informazione per fini di lucro personale. Con la complicità di un giornalista, Nolan avrebbe condizionato una verità: sarebbe l’uccisione di un vagabondo, scambiato per rapinatore o stupratore, a creare nella città una paura irragionevole, che ha portato la gente ad acquistare armi dall’azienda locale. Una questione diventata un affare per lui, che è chiaramente una frode.
IL PROCESSO
Durante il processo, sono interrogati i testimoni. Questi portano al banco le proprie giustificazioni e i propri interessi. Senza scrupoli. Perfettamente nel ruolo i bravi Emanuele Maria Basso, Gaia Benassi, Davide Dolores, Giuseppe Gandini, Stefano Guerrieri, Alessia Santalucia, Angelo Zampieri. Ben rappresentati dai costumi di Mariano Tufano e sostenuti dalle musiche di Pivio e Aldo De Scalzi.
IL DUELLO TRA GLI AVVOCATI
L’avvocato difensore Nathan (molto bravo Gaetano Bruno) contrariamente al collega dell’accusa Miles, si muove con agilità, velocità, ambigua eleganza e con arroganza. Tra loro il gioco è duro e lo scontro feroce, fatto di pesanti parole, di scelte e di menzogne. Il loro ‘duello’ diventa così il fulcro di un’indagine morale: il dovere di cronaca giustifica la creazione del panico? E dove finisce il diritto alla notizia e inizia il crimine sociale?
Il finale non offre facili verdetti, ma la colpa emerge: il crimine commesso da Nolan è di aver usato a proprio vantaggio la paura inculcata nella popolazione da un’informazione manipolata ad arte.
Un interessante spettacolo, una sorta di legal crime teatrale, che ben conclude la stagione del Teatro Bellini, che ha attraversato nella proposta molti temi di natura morale, sociale e poco consolatoria. Che richiama la nostra tormentata attualità, pur se ambientata in periodo diversi.
(Fotografie Flavia Tartaglia)





