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L’Othello ipnotico di Miyagi 

Andrea Di Maso

Da oltre trent’anni Satoshi Miyagi, allievo ed erede del maestro Tadashi Suzuki, attraversa i capisaldi della tradizione scenica occidentale – dalla tragedia greca a Shakespeare – filtrandoli attraverso l’estetica e la spiritualità del teatro giapponese. Con “Mugen Noh Othello” questa ricerca giunge a una delle sue espressioni più intense: una reinvenzione dell’Othello shakespeariano che si fa rito, visione e sogno. Lo spettacolo è stato rappresentato al Teatro Piccolo Arsenale di Venezia in apertura della Biennale Teatro 2026 con la direzione artistica per il secondo anno consecutivo di Willem Dafoe.

Mugen Noh Othello - Desdemona
Mugen Noh Othello – Desdemona

IL MUGEN NOH

Il Mugen Noh è una delle forme del teatro Noh, la cui origine risale al XIII secolo. A differenza del Noh “realistico”, il Mugen Noh (letteralmente “Noh del sogno” o “dell’illusione”) si struttura come un’esperienza onirica: l’azione si svolge in uno spazio sospeso dove vivi e morti coesistono, e il tempo non è lineare ma circolare. Spesso un personaggio appare come spettro, rievocando un trauma o un desiderio irrisolto; lo spettacolo diventa così una rêverie, una meditazione drammatica in cui la memoria prende corpo.

In questo orizzonte unitario, il teatro non rappresenta semplicemente un fatto, ma lo ri-crea come apparizione. Il gesto è stilizzato, la parola è canto e ritmo, la musica dal vivo accompagna l’azione con una funzione non illustrativa ma evocativa. L’essenzialità della scena – pochi elementi, forte simbolismo – concentra l’attenzione sull’energia interiore dei personaggi.

Mugen Noh Othello - una scena
Mugen Noh Othello – una scena

DESDEMONA  AL CENTRO DELLA TRAGEDIA

In “Mugen Noh Othello”, Miyagi sposta il perno dell’opera di William Shakespeare: non più il Moro di Venezia, ma Desdemona diventa il fulcro della tragedia. Uccisa per gelosia, vittima di un sospetto che si fa ossessione, Desdemona riemerge come spettro e rivive la causa originaria della sua sofferenza. È lei a guidare lo spettatore in questa dimensione sospesa, dove il delitto non è solo evento ma ferita che continua a pulsare.
Il tema della gelosia – forza distruttiva che altera la percezione e trasforma l’amore in violenza – risuona con un’urgenza sempre attuale. Attraverso la lente del Mugen Noh, la vicenda non è solo cronaca di un femminicidio ante litteram, ma meditazione sulla fragilità del legame umano, sull’incomunicabilità e sulla distanza tra ciò che si vede e ciò che si crede di vedere.

CORPI E VOCI: UNA SCISSIONE POETICA

Uno degli aspetti più radicali dell’allestimento è la separazione tra corpo e voce. In scena, gli attori che incarnano i personaggi non parlano: si muovono secondo una partitura rigorosa, fatta di gesti misurati, posture codificate, lente traversate dello spazio. Le parole sono affidate ad altri interpreti, collocati su un lato della scena, che danno voce ai personaggi.

Questa scissione crea una tensione costante tra gesto e narrazione, tra presenza fisica e dimensione sonora. Ogni figura è affidata a un duplice interprete: uno visibile, l’altro udibile. Il risultato è un effetto di straniamento che amplifica la dimensione onirica: i corpi sembrano abitati da una voce che proviene da altrove, come se fossero attraversati da una memoria che li supera.

Mugen Noh Othello - Satoshi Miyagi
Mugen Noh Othello – regia Satoshi Miyagi

LA MUSICA DAL VIVO COME RESPIRO DEL RITO

La musica dal vivo svolge un ruolo centrale. Non accompagna semplicemente l’azione, ma la sostiene come un respiro continuo. Percussioni, strumenti tradizionali e modulazioni vocali costruiscono un paesaggio sonoro che scandisce il tempo del sogno. Il ritmo è ora ipnotico, ora incalzante; sottolinea i passaggi emotivi senza mai cadere nell’enfasi.
In questo dialogo tra suono e silenzio, tra immobilità e vibrazione musicale, lo spettacolo assume la forma di un rituale. Il pubblico non assiste soltanto a una rappresentazione di Othello, ma entra in uno spazio liminale dove il teatro diventa esperienza meditativa.
Con “Mugen Noh Othello”, Satoshi Miyagi non si limita a “mettere in scena” Shakespeare: lo fa risuonare in modo nuovo, trasformando la tragedia in un sogno abitato da ombre. E in quel sogno, la voce di Desdemona continua a interrogare il presente.
Le foto sono di Andrea Avezzù

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