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“Masaniello”: entusiasma la nuova edizione

Redazione

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di Diletta Capissi e Angela Matassa

Non ha tradito le aspettative la nuova edizione di “Masaniello” di Elvio Porta e Armando Pugliese, in scena nel Cortile d’Onore di Palazzo Reale di Napoli, fino all’1 giugno 2025.

Riprendendo l’opera originaria, Bruno Garofalo, autore delle scene oggi come allora, soprintende alla regia, mantenendola il più fedele possibile. Le scene, la regia, i costumi tutto riportano all’opera rivoluzionaria del 1974. Solo le musiche non sono quelle di Roberto De Simone, ma di Antonio Sinagra.

La processione 

UNO SPETTACOLO CORALE E ITINERANTE

Uno spettacolo corale e itinerante, in cui il “popolo” di spettatori rivive e condivide la rivoluzione del pescatore capopopolo Tommaso Aniello e dei suoi compagni, per liberare la città da tasse e gabelle imposte dal Vicerè.

La scenografia mobile attraversa e coinvolge il numeroso pubblico dei giovani di allora, cui si mescola la nuova generazione.

Masaniello e Bernardina

LA MACCHINA ORGANIZZATIVA DELLA NUOVA EDIZIONE

Colpisce come allora, la macchina organizzativa dell’allestimento scenico, ancora artigianale ma di grande efficacia, che fa leva su attori e attrici, molti di comprovata esperienza artistica. Con Ruben Rigillo protagonista, Massimo Masiello, Lello Giulivo, Lello Serao. In scena anche Luca Saccoia, Mario Zinno, Serena Pisa (componente del duo Ebbanesis), Danila Rovani, Silvia Siravo. Tutti perfettamente in parte.

IL PASSAGGIO DI TESTIMONE

Sorprendente è Ruben Rigillo per l’energia, l’intensità della recitazione e del timbro di voce profondo. Così come lo sguardo, non caricato, assolutamente personale, soprattutto confrontandosi con il ruolo che è stato del padre Mariano.

Uno spettacolo popolare che mischia ancora tradizione e contenuti storici. A distanza di cinquant’anni, innovative sono le voci, le maschere degli attori e le sequenze, che danno la sensazione di essere in un film.

Ruben e Mariano Rigillo

UN MONITO PER I POLITICI

Incredibilmente attuale la forza del testo, che colpisce forte attraverso il linguaggio del Teatro. Cambiano i nomi e il tempo, ma l’appello urgente è lo stesso: vivibilità per le città, rispetto per chi lavora, ambiente sano e pace.

 

 

 

(Le foto sono di Gilda Valenza)

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