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Meola tra Teatro al Giardino e premi

Danila Liguori

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Quattordici edizioni e un cambio di location. Al via dal 6 al 27 luglio 2025 la rassegna Teatro (alla deriva) al Giardino. Che, per la sua nuova edizione, cambia appunto palcoscenico, passando dall’ormai celebre zattera alle Terme Stufe di Nerone di Bacoli alla terraferma, nel Giardino dell’Orco, sito in via Lago Averno a Pozzuoli. La nuova edizione della kermesse, ideata da Ernesto Colutta, vedrà gli spettacoli e il pubblico immersi nella natura del territorio flegreo, con quattro giovani e talentuose compagnie, che si misureranno con la nuova location e il nuovo orario di andata in scena. A parlare ai microfoni di ENNETI- Notizie Teatrali di tutte la novità della manifestazione è il suo direttore artistico Giovanni Meola.

Dopo un anno ci troviamo a raccontare della IVX edizione del Teatro alla deriva, che quest’anno si trasforma nella Rassegna al Giardino. Come mai?

 “La location delle Stufe di Nerone era coinvolta in alcuni lavori, così abbiamo approfittato per dare forma a un’idea che ci piaceva da un po’. Ci siamo quindi divertiti a giocare in uno spazio altrettanto suggestivo, vicino a quella precedente, ma sulla terraferma. In una cornice di natura splendida, dove gli attori si sono dovuti misurare con alcune novità”.

Quali?

“Il cast di attori giovani e talentuosi si troverà a recitare in mezzo alla natura e al tramonto, non più di sera. Gli spettacoli saranno perciò spostati tutti alle ore 19 e reciteranno sotto un albero dai grandi rami che si estendono in tutte le direzioni, una sorta di presenza beckettiana silenziosa e intrigante. I lavori selezionati andranno in scena  senza l’ausilio di luci artificiali. Il prossimo luglio, quindi, il pubblico sarà chiamato a vivere con noi l’esperienza del teatro a filo di tramonto”.

I quattro spettacoli in programma hanno un fil rouge?

“In realtà sono diversi tra loro, si passa dall’ironia al gioco del paradosso, ma gli attori, tutti giovanissimi, avranno intorno un panorama unico. Con il lago d’Averno e le colline circostanti alle spalle, con la luce che andrà a spegnersi giusto in tempo per consentire agli spettacoli di essere portati e termine”.

Ci sarà una prossima edizione?

“Speriamo di arrivare almeno alla ventesima, ricordando che si tratta di una manifestazione culturale che non si avvale di fondi pubblici. Sarebbe una grande soddisfazione”.

L’anno scorso ci parlava di un suo progetto, “Articolo 27 comma 3”, per il quale recentemente ha ricevuto un premio.

“Il mio film documentario ‘Art. 27, comma 3’, frutto di un laboratorio teatrale nel Carcere di Poggioreale, ha vinto il premio per il miglior lungometraggio alla Mostra Internazionale del Cinema di Bracciano, ed è in finale in altri due Festival. E’ un lavoro a cui tengo molto, che dovrebbe sensibilizzare le persone sull’importanza della rieducazione dei detenuti. Rieducazione come opportunità per loro e per la società stessa”.

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