Il teatro come spazio di accoglienza, l’arte come strumento di riscatto sociale. Venerdì 29 maggio alle ore 19.30, il Teatro San Ferdinando di Napoli ospita un appuntamento artistico e civile di grande intensità: “Ozebwa“. Lo spettacolo rappresenta l’atto conclusivo della quarta edizione del laboratorio teatrale “I Sud”, un percorso di ricerca che unisce il Borgo di Sant’Antonio Abate di Napoli al cuore pulsante della cultura partenopea.
Sul palco saliranno sedici protagoniste, in gran parte di origine napoletano-nigeriana. Sotto la regia di Alessandra Cutolo e con la drammaturgia firmata da Sabrina Efionayi, la compagnia porterà in scena un’opera liberamente ispirata a Le Supplici di Eschilo. Un legame millenario che unisce il dramma classico alle rotte migratorie contemporanee.
DA ESCHILO A OGGI: IL DIRITTO D’ASILO SUL PALCOSCENICO
Scritta oltre duemila anni fa, la tragedia di Eschilo racconta la fuga di un gruppo di donne che rifiutano un matrimonio forzato e chiedono protezione in terra straniera. Oggi, quella stessa richiesta di aiuto si reincarna nei corpi e nelle voci delle attrici di “Ozebwa”.
La drammaturgia, elaborata collettivamente dal gruppo del laboratorio insieme a Sabrina Efionayi, intreccia tre diversi piani narrativi. Il mito antico si mescola così con le testimonianze dirette, i frammenti di memoria e la dura realtà del presente. Lo spettacolo dà voce anche ai migranti subsahariani confinati negli accampamenti informali degli uliveti di Sfax, in Tunisia, trasformando l’esilio da dato statistico a racconto umano.
UN CORO DI DONNE SOSPESE SUL MEDITERRANEO
«Donne che lasciano senza salutare, che partono senza lingua e senza valigia, portando con sé solo frammenti», spiega Sabrina Efionayi nelle sue note di regia. Lo spettacolo mette in luce il coraggio di chi rifiuta violenze normalizzate e affronta il mare, sospeso tra il sogno di un futuro migliore e il rischio concreto di sparire nel nulla.
Le sedici interpreti sul palco danno vita a un coro contemporaneo potente e partecipato. Insieme a loro, le coreografie di Moussan Yvonne N’dah scandiscono il ritmo di una narrazione che interroga direttamente lo spettatore, sollevando domande politiche e umane cruciali: chi ha il diritto di restare? Cosa significa accogliere? Qual è il prezzo dell’indifferenza?

IL PROGETTO “I SUD”: CULTURA CONTRO LA POVERTÀ EDUCATIVA
“Ozebwa” non è solo una performance teatrale, ma l’esito di un profondo lavoro sul territorio. Lo spettacolo è una produzione del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, realizzata in collaborazione con l’Associazione IF – ImparareFare ETS. L’iniziativa rientra nel progetto “Criscito”, cofinanziato da Fondazione EOS e dall’Impresa Sociale Con i Bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
L’attività quotidiana di IF-ImparareFare, attiva nella sede del Borgo di Sant’Antonio Abate a Piazza Sant’Anna a Capuana, contrasta l’esclusione sociale e la fragilità giovanile proprio attraverso i linguaggi dell’arte. Grazie alla sinergia con il Teatro Nazionale di Napoli, le esperienze di vita più complesse trovano nello spazio scenico una forma di elaborazione e di riscatto.
NAPOLI COME PORTA DEI SUD DEL MONDO
Il progetto “I Sud” nasce proprio con l’obiettivo di creare un punto di incontro tra Napoli – storicamente una delle porte d’accesso e di dialogo con i Sud del mondo – e le comunità migranti residenti. Il teatro diventa così un laboratorio di cittadinanza attiva, capace di abbattere i pregiudizi e offrire una nuova narrazione dei flussi migratori. Con “Ozebwa”, il Teatro San Ferdinando si trasforma in una piazza aperta, dove l’impegno civile incontra la poesia della scena per immaginare nuove forme di solidarietà e convivenza.
IL CAST
Drammaturgia: Sabrina Efionayi – Coreografie: Yvonne N’dah – regia: Alessandra Cutolo
In scena: Ese Asemota, Queen Avanhenhen, Valentina Cangiano, Annunziata Della Corte, Dolores Gianoli, Maria Flavia Giglio, Lucia Iodice, Marica Iorio, Eki Monday, Yvonne N’dah, Ese Nosakhare, Osariemen Omoruyi, Gift Osayemore, Muyi Oteki, Faith Monday Odianosen, Fortune Smith.
(Fotografie di Mario Spada)





