Per “We love Enzo” arriva Imma Villa con “Trianon”

Anita B.Monti

We love Enzo: terza tappa della rassegna alla Sala Assoli di Napoli, dedicata al drammaturgo scomparso. Imma Villa interpreta Trianon di Enzo Moscato. Con Mariachiara Falcone, Valeria Frallicciardi, Francesca Morgante.

«Leggere o mettere in scena i testi di Enzo Moscato è sempre motivo di crescita per me. Ogni opera, ogni frase, ogni parola, contiene in sé tante possibilità di lettura. – racconta Imma Villa – Ancora oggi, quando vado in scena con “Scannasurice”, praticando la sua lingua, scopro significati “nuovi”, che mi danno la possibilità di arricchire ulteriormente la vita del personaggio con sorprendenti nuove sfumature. È come se i testi di Enzo Moscato fossero “magici” e “mutanti” come i colori di un caleidoscopio. Trianon non è da meno, nasconde in sé mille possibili interpretazioni e necessita di grande studio, per poterle far emergere».

Scrive Enzo Moscato nella scheda dello spettacolo: «Un banale e comunissimo “incidente sul lavoro” (il solito fermo in questura di 24 – 36 ore per le prostitute) mette insieme nello spazio di una “nuttata” quattro esponenti della suddetta categoria: 3 Lulù e 1 Nanà.

Enzo Moscato (ph©Pino Miraglia)

Le Lulù sono contrassegnate, per differenziarle, solo da un’elementare procedura aritmetica: Lulù 1, Lulù 2, Lulù 3. Omonima ma in fondo non del tutto anonima, identica faccia del mestiere più antico del mondo. C’è infatti, la cinica e incallita, c’è l’ingenua e sprovveduta, c’è la romantica doverosamente in linea con lo stilema da melodramma, sofferta e minata dalla tisi e c’è infine Nanà, forse un’”operaia”, forse un transessuale, forse solo una creatura femminile che ha dovuto imparare molto presto le maschili leggi della giungla dove ci si ritrova a battere.

Questa strana ed eterogenea quadriglia stipata nella solita cella, riservata e di rito, cerca e trova una notte il modo di vincere il tempo e la coatta promiscuità nel più tradizionale dei modi possibili ossia raccontando, raccontandosi e cantando proiettandosi dalla galera verso un immaginario palcoscenico (il mitico “Trianon)”.

(Foto di copertina di Tommaso LePera)

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