So di certo, che il nuovo romanzo di Maria Rosaria Selo, “Pucundria” (2024, Marotta & Cafiero, 275 pagine, euro 20,00) non deluderà le aspettative dei lettori che hanno amato anche gli ultimi toccanti scritti editi da Rizzoli. “L’albero dei mandarini” (2021) e “Vincenzina ora lo sa” (2023), immersi in una profonda dimensione emozionale e sociale. Che scorrono tra percorsi sinuosi ma non privi di speranza e di ricerca di luce.
‘Pucundria’: la scrittura
La scrittura della Selo è sanguigna e dolce, graffiante, indignata. Ma anche consolatoria, rassicurante, come si rivela in queste nuove pagine. Che attraversano sentimenti intensi e controversi come l’amicizia (o la solitudine nella malattia da cui tutti fuggono), la solidarietà, l’accoglienza. E la sorellanza, l’amore, il difficile rapporto generazionale, conflitti e alleanze, la resilienza al dolore. Quel dolore che mai può essere sterile, e anche se rimane, pur attenuandosi nel tempo, oltre a mostrare le nostre fragilità, diventa un punto di forza per affrontarle.

I personaggi
Una penna abile la sua, delicata e feroce quando serve. Adatta a coinvolgere il lettore nelle forti emozioni che percorrono la vita dei personaggi. Dei loro cuori che battono con vigore o sono spenti nell’egoismo e nel rifiuto di chi appare diverso e non lo è. O di chi arriva da terre lontane. E c’è Teresa, un’agente penitenziaria e c’è Anna, una detenuta per omicidio. Entrambe dal passato tormentato, due anime fragili e allo stesso tempo forti, vittime di violenza. Che scavano a fondo l’una nell’animo dell’altra, si aiutano esplorando le proprie angosce, riscoprendo la fiducia in se stesse e la possibilità di riscatto, sempre comunque pronte a sacrificarsi per la vita dei figli.
Anna ha un vero talento, può creare fragranze particolari e Teresa, che se ne accorge, ed è “una tessitrice di vite…ricuce le vite con ago e filo”, sa valorizzarla dandole la giusta opportunità. Ne verrà fuori uno straordinario profumo dal nome “Pucundria”. E’ c’è Pozzuoli: …Pozzuoli è così. Rende tutto splendido perché ha il bello incarnato nella terra. “Albeggia sul golfo di Pozzuoli. Il cielo è rosa, gli scogli di Capo Miseno sono verde scuro, dietro c’è Procida con il giallo di Torre Murata, il nero del pizzo di monte Epomeo di Ischia, e infine la costa che sfocia nell’azzurro.
…Com’è bella Pozzuoli di sera. Tutte le viuzze che portano alla chiesetta dell’Assunta, sopra il porticciolo sempre più rosicchiato dal bradisismo e le barchette arenate sulla sabbia, sono illuminate dalle luci tremolanti degli alberelli di Natale accanto alle finestre. E questa una terra mangiata, che sale e che scende, brontola, scuote gli abitanti, perché è viva e potente, capricciosa come una bellissima donna.”. E c’è lei l’autrice, Maria Rosaria Selo che rende tutto palpabile, vicino, forte, tenero, solidale, che mescola sangue e miele, morte e vita, debolezza e coraggio.
