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Quelli con la puzza al naso

Angela Matassa

Pino Daniele diceva che la musica è musica e va ascoltata tutta. Ora ci risiamo con le discriminazioni. E con l’invidia. L’invidia di chi non è sotto i riflettori abbastanza spesso da essere notato. Di chi si è fatto strada con l’aiuto di qualcun altro. Di chi giudica, critica e crocifigge chi non è all’ultima moda o “giustamente” allineato. Chi vanta (pur se non ce l’ha) cultura, eleganza e stile.

L’invidia di chi ha finte librerie in casa, che ha letto qualche testo famoso e fa citazioni per sembrare quel che non è, ma piace. Di quelli del brand a ogni costo. Di certi giornalisti e intellettuali molto accorsati, che si prendono la briga di criticare (perché no), giudicare e condannare scelte e persone.

GLI SCANDALI NEGATI

Non sempre si è gridato allo scandalo quando altri artisti (cantanti, musicisti, attori, registi, sceneggiatori, eccetera) sono stati troppo premiati, acclamati con scarso merito, osannati come nuovi Geni dell’arte e della cultura. Pur se nati a Napoli. Invece, poco o per niente si è parlato di chi, in silenzio ha dovuto lasciare la città perché minacciato, intimidito, costretto ad abbandonarla. Pur essendo un grande artista, che riempie stadi e teatri, ma… non di musica “colta”.

E l’offesa va a Napoli, la città più bella del mondo, osannata quando serve alla propaganda politica, ma la meno vivibile in Italia, perché abbandonata al degrado, all’inciviltà e alla criminalità. La Napoli dei turisti e la Napoli dei cittadini. Due facce incompatibili per una città-mondo.

IN CAPRO ESPIATORIO

La tristezza è che molta gente ci crede. Evidentemente più numerosa di quella, che invece applaude in importanti manifestazioni nazionali e internazionali.

Oggi è toccato a Sal Da Vinci, artista di qualità, ma che fa musica popolare, capro espiatorio della canzone napoletana, cioè italiana, su cui si riversano le frustrazioni di quelli con la puzza al naso. Quelli che non crescono e continuano a fare distinzioni, che si aggiungono alle altre, che nel nostro modernissimo tempo, ci affliggono: il razzismo (perché così si chiama) e quella terribile vergogna che è l’omofobia.

Chi riempie gli stadi, i teatri, chi è riconosciuto dalla gente per strada e amato, merita tutto il rispetto anche se la sua produzione non piace. Renato Zero dice che la musica delle canzoni è detta “leggera” perché tale è considerata. Ci sono molti grandi, anche nel piccolo mondo di certa gente cieca e sorda.

W UN NAPOLETANO CHE FA CANTARE IL MONDO

Adesso, offese a parte che vanno certamente risarcite, la stupidità collettiva non ha capito che ha fatto solo una grande pubblicità a Sal da Vinci. Se manca il senso critico è facile etichettare come “reazionario” chi sceglie altrimenti. Del resto, in un mondo all’inverso, valori e sentimenti semplici mancano a tutti. Solo che non lo sanno.

Così, i critici e i detrattori, hanno ottenuto il contrario di quanto volevano e anche chi non si era assolutamente interessato alla questione, adesso incuriosito, sa tutto.

Allora W un Napoletano che fa cantare il mondo.

(Foto di copertina archivio NT) 

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