[wpdreams_ajaxsearchlite]

Silvia Scotti: “Educare con le antiche leggende”

Vera Bassmaji

YAKOUBA E IL LEONE UNA STORIA DI AMICIZIA E INTEGRAZIONE TRA I MONDI

Silvia Scotti è un’attrice, performer, autrice ed educatrice italiana. La sua attività artistica e professionale si concentra principalmente sul teatro ragazzi, sulla narrazione, sulla ricerca del movimento espressivo e sulla conduzione di progetti educativi e laboratori teatrali. Il suo ultimo lavoro s’intitola Yakouba e il Leone. Ne parliamo con lei.

Signora Silvia Scotti, Yakouba e il Leone è il suo spettacolo di punta, come nasce e che viaggio ha fatto?

“Yakouba e il leone è una leggenda del popolo Masai che avevo letto molti anni fa, poi l’incontro con il Teatro Due Mondi, storica compagnia teatrale di Faenza, mi ha fatto capire che ero arrivata nello spazio giusto per iniziare la creazione. La compagnia ha seguito la supervisione artistica del progetto. Lo spettacolo ha ricevuto una menzione a Inbox verde (bando dedicato al teatro ragazzi) e da Italia dei Visionari e ha debuttato nel 2020 al Longlakefestival di Lugano, nella sezione Family, negli ultimi sei anni ha alternato la partecipazione a Festival (Trallallero, I teatri del mondo, Festival delle lentezza) al pubblico di famiglie in sala e ai matinée con le scuole.

Lei è un’attrice ma opera anche in ambito educativo, il lavoro con i giovanissimi ispira la sua arte?

“Sì, molto. Il lavoro con loro mi ispira perché è la fonte di un processo di ricerca, in cui cerco altri sguardi, la capacità di meravigliarsi e di vivere il presente, una risorsa speciale dell’infanzia”.

WhatsApp Image 2026 06 27 at 15.09.27 Emanuela Savi scaled
Silvia Scotti in scena

Ricorda quando ha deciso di recitare?

“Era il 2006, ero stata selezionata per un corso sulla drammaturgia dell’infanzia al Teatro Testoni di Bologna, mi ero da poco laureata e ho avuto la sensazione di sentirmi a casa. Poi l’esperienza con Fadia Bassmaji nella creazione dello spettacolo Album di famiglia e l’approfondimento del sistema Laban Bartenieff con Maria Consagra e poi con la scuola ufficiale è stato fondamentale per imboccare la strada e i codici di una nuova creazione adatta a me”.

Perché ha scelto di fare teatro per i ragazzi? 

“Perché ha il pubblico più divertente e più rigoroso, il pubblico dei bambini non rispetta le regole sociali, se ne va se non è coinvolto o se gli scappa la pipì e ti ricorda (come attrice) che non bisogna prendersi troppo sul serio. E’ un lavoro di ricerca sul corpo, sul linguaggio e sulle tematiche universali, per trovare un punto di incontro e meraviglia comune. Questa nicchia di teatro mi permette di sviluppare sul campo lo studio del movimento, delle sue possibilità e espressività seguendo il Sistema Laban Bartenieff, i bambini che incontro mi permettono di interrogarmi sui punti di incontro tra corpo e corpo”.

Quali sono le sfaccettature più difficoltose del suo mestiere?

“L’aspetto più faticoso per me è trovare sostegno e alleanza di operatori e teatri per distribuire lo spettacolo. Significa concentrare molte energie nella comunicazione per far conoscere il mio lavoro che continua oltre lo spettacolo con prove e allenamenti e incontri aperti al pubblico”

Perché nonostante queste difficoltà lei continua a fare teatro?

“Perché in scena vivo insieme al pubblico momenti di forte presenza, perché la stessa storia ogni volta acquisisce sfumature diverse a seconda di chi è di fronte e sono curiosissima delle riflessioni dei piccoli dopo lo spettacolo. Perché non riuscirei, nella mia vita, a fare a meno del teatro per dare forma a ciò che sento”.

Notizie Teatrali © All rights reserved

Powered by Fancy Web