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Teatro. Corrado come Gassman: “Giovani, abbiate qualcosa da dire”

Danila Liguori

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Appassionare lo spettatore facendogli vivere l’esperienza del teatro in prima persona. Coinvolgerlo per il fascino e la giusta ambientazione della location, e non per il solo richiamo dell’attore protagonista. Riavvicinare gli adulti e insegnare ai giovani i grandi classici, da Dante a Boccaccio, in una chiave affascinante e accessibile. Capace di questo e tanto altro il regista Domenico Corrado, allievo del grande Vittorio Gassman, in scena al Decumano Sommerso nel Centro storico di Napoli dall’8 dicembre 2023 con il debutto serale de L’Inferno di Dante. Cultural project management presso Tappeto Volante de I Mercanti d’Arte, ideatore e direttore generale di B.I.TU.S Borsa Internazionale del Turismo Scolastico e della Didattica Fuori dalla Classe, Corrado si racconta così.

Insieme a Dante nelle viscere della città di Partenope. In compagnia di Ulisse, Paolo e Francesca, Minosse, il Conte Ugolino e molti altri protagonisti della Prima Cantica della Divina Commedia, prima di uscire “a riveder le stelle”.

“Esattamente. Si tratta del diciottesimo anno che portiamo in scena quest’opera”.

Teatro. L’Inferno di Dante

Come mai secondo lei il pubblico è ancora così entusiasta?

“Probabilmente per la location. Dalle Grotte di Pertosa a quelle di Castelcivita, passando per il Museo del Sottosuolo di Napoli, portiamo lo spettatore in una dimensione che rappresenta al meglio l’ambientazione originale dell’opera. Nel caso del Lapis Museum di Piazzetta Pietrasanta a Napoli, le persone vengono portate a 40 metri di profondità e, da lì, incontreranno Virgilio, Caronte, Paolo e Francesca che non declamerà i suoi versi ma li canterà, e tanti altri personaggi danteschi in questo viaggio dell’immaginifico. Il tutto accompagnato dalle musiche di Enzo Gragnaniello. L’incontro con Lucifero, non interpretato da un attore, sarà un vero e proprio colpo di teatro. Fino ad oggi oltre un milione di persone, tra adulti e giovani, hanno visto questo spettacolo nelle diverse località in cui l’abbiamo rappresentato”.

Una bella soddisfazione. Come nasce quest’idea?

“Nel ‘91 insieme alla mia prima società di produzione teatrale, la Elledi 91, oggi Tappeto Volante, ho deciso di intraprende un percorso artistico particolare: l’ambientazione di opere classiche in località a forte impatto archeologico, monumentale e naturalistico. Basti pensare a ‘L’ultima notte di Pompei’ rappresentata negli scavi archeologici di Pompei”.

Prima ha citato anche un pubblico giovane ai suoi spettacoli.

“Assolutamente sì. Tante scolaresche vengono a vedere i miei spettacoli. E’ un modo per avvicinarli e appassionarli ai grandi classici. Il complimento più gratificante di sempre è venuto proprio da un professore, che mi disse: ‘Se noi fossimo in grado di insegnare i classici in questo modo, gli studenti apprezzerebbero molto di più questi testi”.

Lei nasce come attore nel 1983, frequentando la Bottega Teatrale di Firenze diretta, da Vittorio Gassman. Che insegnamenti ha ricevuto?

Teatro. L’inferno di Dante

 “Che per la buona riuscita di uno spettacolo non occorre manipolare i grandi classici per modernizzarli a tutti i costi: meglio una rappresentazione fedele, magari con un linguaggio più accessibile laddove opportuno. Gassman mi ha trasmesso l’amore per il teatro classico e insegnato che il teatro va fatto quindi con rigore. L’opera deve essere più attrattiva del personaggio, a differenza di come avviene ora”.

Ci spieghi.

“La gente spesso va a teatro perché attratta dal personaggio del momento, dall’attore popolare. Il punto focale dovrebbe invece rimanere l’opera. Che è quello che cerco di fare io, catturando lo spettatore in una location che lo trasporti nell’opera stessa, a prescindere da questo o quell’attore presenti. E quindi riuscire a far appassionare giovani ed adulti all’opera stessa e al suo autore. La mia più grande soddisfazione è che grazie al mio spettacolo, le persone dopo studino o rispolverino grandi autori come Dante e Boccaccio. Oltre ovviamente a scoprire posti meravigliosi, come in questo caso il Lapis Museum di Napoli”.

Quindi anche Boccaccio al Lapis Museum?

“Sì. Dal 25 novembre anche il Decameron di Boccaccio, un’umana commedia, un’opera molto più terrena di quella dantesca, ma altrettanto interessante da ambientare proprio lì. Una delle particolarità è che l’attore che accompagnerà il pubblico, mano a mano si trasformerà nel Boccaccio stesso. Anche in questo caso ci verranno a vedere molte scolaresche. Io ho da sempre cercato di parlare anche ai giovani. Basti pensare ai miei fumetti su Eduardo De Filippo. Si tratta di una collana a fumetti che comprende opere come ‘Natale in Casa Cupiello’ e ‘Filumena Marturano’, che traduce in immagini dall’estrema cura dei particolari, il linguaggio di Eduardo, divenendo così più diretto e intuitivo.”.

Cosa vogliamo dire allora ai giovani?

“Diciamo loro che a teatro, come nella vita, è importante avere qualcosa da dire. Non pensate solo alla visibilità che questo lavoro può portare, piuttosto al messaggio che intendete lanciare, a quello che avete realmente da dire”.

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