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CTF 2026. “Coralin”, un thriller psicologico

Redazione

Debutto in prima assoluta il 10 luglio alla diciannovesina edizione del  Campania Teatro Festival , per “Coralin alla fine muore”,  in Sala Assoli Moscato alle ore 21. Scritto e diretto da Rossella Pugliese, che è anche in scena con Adriano Falivene. Mentre Flavio Insinna regala la sua voce al personaggio dell’avvocato Lorenzi.

La direzione tecnica e il disegno luci sono affidati a Errico Quagliozzi, i costumi sono di Giuseppe Avallone, le musiche originali di Ivo Parlati e la realizzazione scene è di Neo Scenografie di Paolo Iammarrore e Vincenzo Fiorillo. Aiuto regia Arina Sazontova,  sarta di scena Francesca Romano. La produzione dello spettacolo è Deneb e ETS.

L’AZIONE DI CORALIN ALLA FINE MUORE

In un loft spoglio, durante una notte di tempesta, una donna e un uomo si affrontano in un gioco ambiguo e pericoloso, dove vittima e carnefice sembrano continuamente scambiarsi di ruolo.

Coralin è un’avvocata penalista brillante, feroce, abituata a difendere uomini colpevoli e a sopravvivere in un ambiente dominato dal potere e dalla manipolazione. Timoleone Copì è un uomo spezzato, ossessionato da un dolore che non riesce a contenere e da una colpa che lo divora da tempo.

Quando Timo rapisce Coralin, segregandola in quel loft isolato, prende forma un confronto sempre più serrato. Ciò che inizialmente appare come un sequestro si trasforma progressivamente in qualcosa di molto più complesso: un rituale emotivo in cui entrambi cercano disperatamente di difendere la propria versione del fallimento, della colpa e di ciò che sono diventati.

Nel corso dei giorni, i ruoli si ribaltano di continuo. Vittima e carnefice finiscono per confondersi, mentre i due protagonisti vengono trascinati dentro un territorio sempre più instabile; identità, memoria e senso di colpa lentamente si sgretolano.

UN THRILLER PSICOLOGICO A DUE PERSONAGGI

“Coralin alla fine muore nasce dal desiderio di indagare il lato più ambiguo delle relazioni umane – chiarisce Rossella Pugliese – Quel territorio fragile in cui controllo, dipendenza emotiva e violenza psicologica convivono senza più confini netti. Il testo si sviluppa come un thriller psicologico a due personaggi, ma evita volutamente le dinamiche tradizionali del genere. Non esistono eroi né innocenti assoluti. Coralin e Timo combattono continuamente per il controllo della narrazione, cercando di imporre all’altro una versione della realtà che li renda sopportabili ai propri occhi”.

IN SCENA UNA TRAPPOLA EMOTIVA

Lo spazio scenico è essenziale, quasi astratto: un loft vuoto, una finestra sprangata, tende bianche innaturalmente lunghe, un materasso, pochi oggetti. Tutto è reale e insieme mentale. La scena diventa una trappola emotiva, un luogo sospeso dove il tempo sembra collassare e ripetersi.

Anche il linguaggio registico lavora sulla tensione tra verità e rappresentazione: i corpi degli attori oscillano continuamente tra naturalismo e deformazione, tra intimità quotidiana e dimensione rituale. Il temporale, il vento, il suono improvviso dello sparo e il movimento delle tende diventano elementi drammaturgici vivi, quasi presenze.

La drammaturgia procede per stratificazioni, lasciando emergere lentamente le ferite profonde dei personaggi senza mai spiegare tutto in modo definitivo. Lo spettatore è chiamato a entrare dentro le contraddizioni dei protagonisti, a prendere posizione e subito dopo a rimettere in discussione ciò che credeva di aver compreso.

Coralin alla fine muore non cerca risposte assolute né consolazioni. Attraversa il senso di colpa, il bisogno di essere riconosciuti e la difficoltà di sostenere la verità su sé stessi. Fino a lasciare in scena due esseri umani incapaci di distinguere se ciò che li tiene ancora vivi sia il desiderio di salvarsi o quello di sparire definitivamente”.

INFO

Per prenotazioni, acquisto biglietti e programma completo: www.campaniateatrofestival.it/

 

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