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Break catena, la prigione delle fiabe

Renato Aiello

Break Catena
Break Catena

C’è un segreto fil rouge, anzi più rosa che rosso, che lega la scorsa edizione alla nuova di Teatro alla deriva al Giardino, rassegna di teatro en plein air diretta da Giovanni Meola per quattro appuntamenti domenicali a luglio.

L’ultimo spettacolo del programma 2025 era dedicato alla violenza di genere e al sessismo con La voce a te dovuta, messo in scena con due attrici sorelle gemelle; specularmente il primo del 2026 si affida a un duo femminile (non imparentate stavolta), quasi in perfetta simmetria tematica e semantica.

Break catena è andato in scena il 5 luglio 2026 al tramonto sulla collina del Giardino dell’Orco che guarda al lago d’Averno, il panorama forse più bello per un palcoscenico all’aperto in tutti i Campi Flegrei.

BREAK CATENA, SMALDONE PORTA IN SCENA DUE MODERNE BIANCANEVE E CENERENTOLA

Break Catena
Break Catena, foto di Marika Moretti

Drammaturgia e regia portano la firma di Ferdinando Smaldone e le due interpreti sono Noemi Pirone e Chiara Vitiello, nei panni rispettivamente di Biancaneve e Cenerentola.

Smaldone si è posto una domanda semplice ma giusta, a tratti filosofica, che all’inizio potrebbe pescare nell’immaginario collettivo ereditato dai vari Shrek della Dreamworks, attraverso il confronto alcolico al bar tra le due principesse Disney.

Cosa succede dopo il vissero felici e contenti?”, anzi cosa è successo in realtà alle sposine di principi azzurri e aitanti eredi di regni e troni molto, molto lontani.

Verrebbe subito da pensare nulla di buono, a giudicare dai drink serviti da Peter alle due protagoniste.

Affogare i dispiaceri nell’alcol, così come affondare in una vita di “Devi” ripetuti all’infinito come quel “Fastidio” cantato da Ditonellapiaga all’ultimo Festival di Sanremo, già la dice lunga su come siano andate le cose nei loro matrimoni.

AURORA, LA BELLA ADDORMENTATA EVOCATA, SUSSURRATA MA VIVA E PRESENTE

Break Catena
Il confronto in Break Catena, foto di Marika Moretti

Senza dimenticare gli accenni ad Aurora, la bella addormentata nel bosco che, come loro, ha ripreso quel sonno tossico in una relazione infelice e patologica, da quel che si evince.

Sul palchetto in legno allestito tra gli alberi del pendio il librone delle fiabe è fermo sulla stessa pagina da tempo, con due ali laterali che suggeriscono il volo o due immaginarie altalene con le funi sciolte.

A un occhio attendo quelle corde ricordano più un cappio, e in Break Catena a un certo punto le due in felicissime restano anche intrappolate nei giri come prigioniere: un carcere dell’anima reso ancora più evidente dagli strumenti da lavoro della casalinga perfetta come scope, palette, aste e mazze per lavare e pulire, più sbarre che un improvvisato ripostiglio.

PATRIARCATO E SESSISMO, CATENE ANCORA DIFFICILI DA SPEZZARE

Break Catena
La fuga dal libro delle fiabe nella pagina voltata, foto di Marika Moretti

L’opera di Smaldone pone lo spettatore davanti a quegli ultimi rantoli di patriarcato moderno, ben nascosti nelle vite patinate, smaltate, da dive social di molte donne ingabbiate in rapporti sbagliati, disfunzionali.

Esistenze consumate con narcisisti la cui classificazione in istrionico, overt e covert farebbe la fortuna di ogni psicoterapeuta.

Aprire gli occhi, avere coscienza della situazione e svegliarsi dal torpore sono le uniche chiavi per uscire da una potenziale sindrome di Stoccolma.

IL POTERE DELLE GRANDI STORIE E QUELLO DI CAMBIARE LA STORIA

Break Catena
Break Catena, foto di Marika Moretti

Le storie hanno il potere di cambiare, ma esiste anche il potere di cambiare una storia, ed è ciò che fanno finalmente in Break Catena Biancaneve e Cenerentola: prima voltando pagina dopo essersi alternate nella lettura di un canovaccio prestabilito; e poi svelando una pagina vuota, con tanto di archetto e cornice da portale antico, sorta di totem installazione per foto moderne instagrammabili.

Un inaspettato varco di luce verso cui correre davvero felici e spensierate, a piedi nudi nell’erba, al crepuscolo avviato giacché tutto si svolge nell’arco di tempo della golden hour, con gli ultimi raggi di sole sull’antico cratere dell’Averno che cedono il passo all’imbrunire.

Drammaturgia, dialoghi, monologhi, regia, interpretazioni, scenografia (mise en scene naturale) concorrono alla realizzazione di una piece che lascia il segno, tra interrogativi, dubbi e riflessioni obbligate.

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