Ettore Pagano è il nome che sta rapidamente imponendosi nel firmamento della musica classica internazionale. Nato a Roma nel 2003, a soli 23 anni il giovane violoncellista italiano ha raggiunto traguardi straordinari che poche generazioni di esecutori riescono a conquistare, segnando una tappa storica per l’Italia nel mondo della musica colta.
Nel maggio 2026, Pagano ha conquistato il Primo Premio al Queen Elisabeth Competition, una delle competizioni musicali più prestigiose e selettive al mondo, tenutasi a Bruxelles e dedicata quest’anno al repertorio per violoncello. La sua vittoria non è stata solo un risultato personale, ma un evento eccezionale per la scuola musicale italiana: è il primo italiano ad aggiudicarsi questo titolo nella categoria violoncello nella storia ultrasecolare del concorso.
La finale si è svolta nella celebre Salle Henry Le Boeuf del Bozar di Bruxelles, davanti a una giuria internazionale e a un pubblico colto e attento. Pagano ha affrontato con sicurezza repertori di grande complessità, esibendosi nella monumentale Sinfonia concertante op. 125 di Sergej Prokofiev, un’opera che richiede non solo virtuosismo tecnico ma anche grande visione interpretativa, capace di tenere testa alla scrittura orchestrale e alla drammaturgia musicale in un dialogo costante con l’orchestra.
Accanto a questo capolavoro del repertorio novecentesco, Pagano ha anche affrontato l’impegnativo brano contemporaneo Four Odes to the Tidings of Flowers del compositore Fang Man, scritto appositamente per l’edizione 2026 della competizione. Questo duplice confronto – tra un’opera del passato e una pagina del presente – ha messo in luce non solo la duttilità tecnica del musicista ma anche la sua acuta sensibilità artistica, in grado di abbracciare epoche e linguaggi musicali molto diversi con la stessa intensità espressiva.
Oltre al prestigioso titolo, la giuria ha voluto riconoscere il valore del suo talento concedendo a Pagano il diritto di utilizzare per quattro anni il celebre violoncello “Goffriller Casals” del 1733, l’antico strumento appartenuto a Pablo Casals, uno dei più grandi violoncellisti del XX secolo. Possedere uno strumento di tale storia e qualità è un onore rarissimo, che segna un punto di svolta nella carriera di qualsiasi interprete.
IL PERCORSO DI ETTORE PAGANO
Il percorso artistico di Ettore Pagano è costellato di successi internazionali fin dalla giovane età. Dopo aver iniziato lo studio del violoncello a nove anni e essersi formato presso il Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, Pagano ha collezionato oltre quaranta primi premi in competizioni nazionali e internazionali. Tra i riconoscimenti più significativi prima della vittoria di Bruxelles, si ricordano il Premio Franco Abbiati della critica musicale italiana nel 2025 e il Classeek Award gli International Classical Music Awards, prestigiosi riconoscimenti che sottolineano non solo la tecnica ma anche la qualità interpretativa e la maturità esecutiva di un talento eccezionale.
STUDIO E TALENTO
Ciò che colpisce nel profilo di Pagano non è soltanto la quantità di premi e trionfi, ma la profonda dedizione allo studio e alla musica, una disciplina che ha saputo coniugare con una visione artistica personale e matura. Il suo percorso – dall’Italia all’Accademia di Musica di Berlino dove attualmente prosegue la sua formazione – mostra come il rigore, la curiosità e la passione possano portare un interprete giovane a confrontarsi con i massimi vertici della scena musicale internazionale.
È un enorme motivo di orgoglio per l’Italia vedere un giovane talento come Ettore Pagano emergere con tanta forza sulla scena globale, soprattutto in un momento in cui questa notizia non ha ricevuto dapprima l’attenzione mediatica che merita. Il suo successo testimonia che, anche in un’epoca di molte distrazioni, l’arte e la dedizione rimangono strade vive e capaci di ispirare generazioni.
Pagano porta con sé un messaggio potente: il talento fiorisce dove c’è disciplina, passione e una visione artistica autentica. E il suo nome, da oggi, è destinato a restare nei libri di storia della musica, come simbolo di un’Italia che continua a dare al mondo interpreti di straordinaria levatura.