Memoria, musica ed identità. Un trinomio perfetto per raccontare di uno degli eventi più significativi e folkloristici di Napoli, la Festa di Piedigrotta, che ricorre ogni 8 settembre in onore della natività della Vergine Maria. A farlo, in un docufilm prodotto da CONFORM dal titolo “Festa di Piedigrotta. Le origini, la leggenda, il popolo la fede”, sono il giornalista Rai Ettore De Lorenzo, che ne cura la direzione, e il suo protagonista, l’attore partenopeo Benedetto Casillo, che si racconta i microfoni di ENNETI – Notizie Teatrali.

Un docufilm che racconta di Piedigrotta, suo quartiere di appartenenza. Com’è stato lavorare a questo progetto?
“E’ stato bellissimo incontrare Ettore e dare vita a tutto ciò, proprio con me, piedigrottino doc, che da oltre quarant’anni organizzo la Serenata alla Madonna. Gli ho fatto conoscere persone legate a questa tradizione. Piedigrotta è casa mia, e sono riuscito a contagiare anche lui, tra copioni e improvvisazioni con testimonianze di persone intervistate per strada. E’ stata però anche una sorta di indagine”.
Di che tipo?
“Ci premeva capire perché una festa un tempo così sontuosa e sentita al livello di partecipazione, sia oggi meno vissuta da gran parte della popolazione. Il quartiere è cambiato, così i rapporti tra le persone. Regnano spesso l’individualità e l’egoismo, e così si vanno inaridendo le radici”.
Dopo la proiezione al cinema Filangieri di Napoli, in autunno vedremo il docufilm trasmesso su Rai Documentari. Una bella soddisfazione.
“Assolutamente sì. Speriamo di risvegliare i nostri concittadini. E soprattutto i napoletano fuori sede. Il docufilm sarà presentato, non so ancora in che modalità, in America al Columbus Day. E mi sento di dire un grazie sentito alla Regione Campania che ci ha tanto sostenuto”.
L’intelligenza artificiale ha, per l’occasione, dato vita a scena del passato. Secondo lei è possibile farlo anche con il popolo napoletano, riproporre e rianimare uno spirito antico?
“Purtroppo no. Dal punto di vista cinematografico è stato bello rianimare scene di un tempo, ma altrettanto non si può fare con le persone. Quando la Piedigrotta è finita alla fine degli anni ‘70 ci siamo rimboccati le maniche e con gli anziani del quartiere, con i residenti, gli artisti, i testimoni di quella esperienza abbiamo recuperato la memoria e nel 1983 ci siamo inventati la Serena alla Madonna. Piedigrotta è sì carri, canti, balli ma è prima di tutto devozione religiosa. Se non torna la spiritualità, non possiamo sperare in una nuova Piedigrotta. Occorrerebbe riproporre i valori e lo spirito di un tempo. Oggi c’è tanta folla, ma essere popolo è un’altra cosa.”.
Ci spieghi.
“Un tempo le feste, come quella di Piedigrotta, nascevano dal popolo, e non per il popolo come oggi. Prima la festa popolare nasceva ‘dal basso’, forse perciò più sentita. Tutto questo si è perso”.





