
Il cinema di Paolo Genovese spesso si incammina in un sentiero psicanalitico, vantando persino un titolo che cita il padre della Psicanalisi, ovvero Tutta colpa di Freud del 2014. Si è occupato con i due capitoli di Immaturi della sindrome di Peter Pan, con Supereroi del potere della memoria e in Perfetti sconosciuti ha organizzato quasi una seduta di terapia forzata di gruppo attraverso il gioco sadico di rivelare ogni messaggio e notifica dello smartphone a tavola, con tutti gli esiti disastrosi del caso.
Con Follemente, disponibile su Prime video a noleggio dopo l’uscita in sala a febbraio 2025, alza il tiro e fa incontrare altri due perfetti sconosciuti, stavolta per davvero rispetto agli amici pieni di segreti e misteri, e imbastisce per 97 minuti un campo da gioco dove far disputare una partita tra l’Io e il Super Io di un uomo e di una donna in quel di Roma.
FOLLEMENTE UN PO’ ALLA INSIDE OUT

Un po’ in stile Inside out della Disney, con la gamma di emozioni alle prese con azioni e scelte della protagonista del film di animazione, Follemente utilizza ancora una volta una cena a base di pasta e vino (qui lasagne, in Perfetti sconosciuti c’erano gnocchi e polpettone) e arriva fino al gelato al pistacchio, a differenza del tiramisù rimasto in frigo e non assaggiato degli Sconosciuti.
Segno che un barlume di positività e lieto fine fanno capolino in una serata che si trasforma in notte d’amore.
DIALOGHI AFFILATI

Sicuramente è una pellicola molto parlata, verbosa a tratti, ma dalla solida sceneggiatura (scritta a 10 mani, tra cui il regista stesso), con guizzi geniali e trovate esilaranti (la descrizione degli orgasmi dei due amanti, in particolare quello femminile sulla panca con le quattro attrici della coscienza della protagonista).
I DUE PROTAGONISTI DI FOLLEMENTE E LE LORO COSCIENZE PARLANTI
Pilar Fogliati ed Edoardo Leo (un habitué dei film di Genovese), rispettivamente Lara e Piero, prima di confrontarsi tra un calice e una forchettata devono fare i conti con i loro quartetti interiori: lei con Claudia Pandolfi (la parte femminista, orgogliosa), Vittoria Puccini (la romantica idealista), Emanuela Fanelli (quella erotica) e Maria Chiara Giannetta (l’impulsiva); lui invece ha nel suo salottino mentale di cassetti metallici, poltrone e scartoffie Marco Giallini (altro attore feticcio di Genovese, qui un Dott. Freud con sigaro e panciotto), Claudio Santamaria (l’Eros in giacca di pelle da motociclista), Maurizio Lastrico (il romantico) e Rocco Papaleo (l’ansia di vivere).
UN FILM CHE PIACEREBBE ANCHE A WOODY ALLEN

Interessante l’idea di descrivere la mente di ciascuno dei due, impegnati al primo appuntamento, come un ininterrotto dibattito di personalità, voci, alterchi e prese di posizione. A Woody Allen sicuramente piacerebbe la scena del racconto orgasmico femminile, col climax capitanato dalla Fanelli (indimenticabile nel grande successo di Paola Cortellesi C’è ancora domani).
I due gruppi nel finale si incontrano, qualcuno fa anche amicizia (i romantici e i passionali soprattutto), confermando il valore della scrittura di questa commedia brillante con echi alla Buñuel, inspiegabilmente ignorata ai David di Donatello 2025 (ma non ai Nastri d’argento).





