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Le déluge, il diluvio della Rivoluzione

Renato Aiello

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le deluge
Maria Antonietta e Luigi XVI ne Le déluge

Complice il titolo in francese che poteva sortire un certo snobismo da parte del pubblico, è stato aggiunto al film di Gianluca Jodice Gli ultimi giorni di Maria Antonietta per concentrare l’attenzione sull’iconica figura della sovrana francese, qui indagata al pari del marito re di Francia.

A novembre 2024, quando è uscito al cinema, tutto questo non è bastato però a richiamare gli spettatori in sala e Le déluge è subito sparito dalla circolazione, salvo trovare riparo in qualche cineforum.

LE DÉLUGE, BELLO E INVISIBILE IN SALA

Il consueto bello e invisibile (Paolo Sorrentino è il produttore associato) che (forse?) puntava direttamente all’home video, dove finalmente è approdata l’opera di Jodice, su Amazon Prime Video (a noleggio).

Tradurre il francese con Il diluvio in italiano avrebbe disorientato, eppure ciò a cui si fa riferimento è la catastrofe storica per la monarchia francese e tutto ciò che ne è conseguito con la Rivoluzione.

APRÈS MOI, LE DÉLUGE!, “DOPO DI ME IL DILUVIO”

le déluge
Melanie Laurent e Guillaume Canet

Dopo di me il diluvio”, recita il vecchio adagio. Nella pellicola Le déluge, eccezion fatta per poche scene movimentate e i suoni degli spari e dei cannoni in lontananza nella Parigi di fine XVIII secolo, l’apparente tranquillità e i lunghi silenzi celano bene il tumulto della Storia in corso.

Jodice, alla sua seconda fatica dopo Il cattivo poeta con Sergio Castellitto nei panni di Gabriele D’Annunzio, si affida a un cast francese e a due attori d’Oltralpe, Guillaume Canet e Melanie Laurent, rispettivamente Luigi XVI di Francia e Maria Antonietta d’Austria, girando prevalentemente in Piemonte, nelle regge sabaude.

GRANDE LAVORO TECNICO E CAST FRANCESE

Quello che potrebbe, a prima vista, sembrare un freddo esercizio tecnico di stile (ottima la fotografia di Daniele Ciprì, così come i costumi, il trucco e le scenografie), è in realtà una rappresentazione sofferta della “commedia” umana dei reali di Francia divisa in tre atti (Gli dei, Gli uomini e I morti).

È la stessa Marie Antoinette a definire una commedia senza fine quella che il Popolo ha scritto per loro (“Siamo l’umanità”, si presentano così al cospetto del re i popolani che hanno appena decapitato la dama di compagnia della regina).

UN LIMBO DI ATTESA, NEGAZIONE E GIOCHI PER MASCHERARE L’ORRORE DELLA STORIA

Luigi e Maria Antonietta, trasferiti alla Tour du Temple, la Torre del Tempio di Parigi, vivono come sospesi in un limbo, tra coercizioni e umiliazioni, tra preghiere e rassegnazioni, l’attesa della sentenza di condanna a morte. Il re non riesce proprio a comprendere le ragioni di un evento storico che è più grande di lui, disorientato come la consorte asburgica davanti ai proclami di uguaglianza, libertà e fratellanza nei discorsi dei rivoluzionari.

Sepolto sotto strati di silicone e protesi sul viso per trasformarlo nel cittadino Luigi Capeto (appellativo dell’ex monarca), Canet ritrae l’ultimo sovrano dell’Ancien Regime attraverso sguardi persi, smarriti, un cauto incedere e i giochi infantili coi figli (per nascondere l’orrore come ne La vita è bella). Anche la Laurent gioca di sottrazioni, ma è più intensa. “Così finisce il mondo, non in un baccano ma in un piagnisteo”, avrebbe scritto secoli dopo Thomas Stearns Eliot.

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