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Flow, la Lettonia agli Oscar 2025

Renato Aiello

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Flow nella rassegna L’uomo e la bestia

Viene da chiedersi se oggi un film di animazione di 80 minuti, senza dialoghi, commentato solo da arie di musica elettronica, suoni naturali e versi animali possa riscuotere consenso e raccogliere interesse. A questa domanda, dopo aver visto Flow – un mondo da salvare del cineasta lettone Gints Zilbalodis, è facile rispondere positivamente, al netto dei riconoscimenti vinti come l’EFA, European Film Award, e delle candidature ricevute in questa stagione dei premi.

L’UOMO E LA BESTIA, RASSEGNA AL CINETEATRO LA PERLA DI NAPOLI

Proiettato nell’ambito della rassegna cinematografica ideata da Antonietta De Lillo L’uomo e la bestia al Cineteatro La Perla di Napoli il 29 gennaio scorso per il matinée delle scuole (replica il 14 febbraio nella sala di Bagnoli), Flow è riuscito a tenere incollati alla poltrona grandi e piccini. Senza nemmeno una parola proferita per tutta la pellicola, seguendo le (dis)avventure di un gattino nero in un mondo post apocalittico.

FLOW, PRIMO FILM LETTONE AGLI OSCAR 2025

Cane e gatto

L’affascinante opera del regista baltico, reduce l’anno scorso dal Festival di Cannes sezione Un Certain Regard, da quello di Annecy e dalla Festa del Cinema di Roma ad Alice nella città, ha già fatto a modo suo la Storia, almeno per il suo paese: la Lettonia è candidata infatti per la prima volta tra i migliori film stranieri agli Oscar 2025 (non succedeva per un film animato dall’israeliano Valzer con Bashir) e ovviamente è in cinquina tra i migliori dell’animazione.

Se nella prima categoria sembra abbastanza improbabile prevalere contro il colosso francese Emilia Perez, nella seconda potrebbe – bene usare il condizionale – anche farcela, considerando l’impresa già compiuta ai Golden Globe, dove era in gara contro i più accreditati Oceania 2, Inside Out 2 e Robot selvaggio: i primi due titoli targati Disney – Pixar e il terzo invece Dreamworks.

Non male per un lungometraggio realizzato con Blender (un software open source) senza storyboard, un gioiellino ricco di simbolismi e ben scritto.

LA RECENSIONE DI FLOW

Il gattino di Flow

Flow ha il gusto rocambolesco e tenero dell’azione e il suo protagonista felino, tutto nero e dagli occhietti gialli, ricorda il draghetto Sdentato di How to train your dragon, e nel rapporto con l’uccello vagamente riporta la memoria a La gabbianella e il gatto di Enzo D’Alò (seppur non parlante e non antropomorfo).

In un angolo di mondo imprecisato e privo di esseri umani, sotto lo scacco delle acque in risalita, un timido gattino, un Labrador giocherellone, un capibara, un serpentario dall’ala ferita (ma buon timoniere) e un lemure ossessivo (sarà ambientato in Madagascar?) sono costretti – a fasi alterne – a convivere sulla stessa barca a vela (quasi come per la tigre e l’umano in Vita di Pi di Ang Lee).

Condividono un’identica sorte biblica (l’innalzamento del mare sarà dovuto al cambiamento/riscaldamento climatico e allo scioglimento dei ghiacci, o a uno tsunami?) in questa piccola arca di Noè improvvisata.

LA STORIA DI UN’ARCA IMPROVVISATA

La “famiglia” di Flow

Come accade agli esseri umani, il destino li obbliga a fare i conti col carattere di ognuno di loro: diffidenze reciproche; istinto di sopravvivenza; empatia e solidarietà nel soccorso dei cani; e soprattutto le schermaglie di un primate troppo geloso del suo tesoro di manufatti umani, ovvero bottiglie, barattolini e sfere di vetro, raccolto in una cesta (per non parlare del prezioso specchio in cui riflettersi).

Attraverso vari long take e un sapiente montaggio, questa Odissea ferina passa per aguzze montagne, sculture giganti e una città fantasma dalle architetture orientali (arabe o himalayane), dopo la fuga dalla foresta sommersa, con momenti di suggestiva poesia e raffinata magia. Un elegia visiva che si fa elogio della cooperazione, ode dello spirito di squadra in quell’eterno scorrere, fluire (da qui la traduzione del titolo) di stampo eracliteo (pantha rei, tutto scorre).

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