E Tartufo finisce in gabbia

Angela Matassa

Sulla bella scena creata dallo stesso regista si svolge la storia di Tartufo, il testo in versi di Molière, tradotto in italiano da Carlo Repetti, che il giovane francese Jean Bellorini ha voluto realizzare in Italia, luogo a suo dire, più adatto alla vicenda. Verità e menzogna, bugie e ipocrisia dominano nella nota commedia francese, che vede riuniti all’interno di una moderna cucina, padre, madre, nonna, figli, nuora, domestica e l’ospite: il giovane Tartufo ingannatore che convincerà con la sua dialettica soprattutto il capofamiglia, che, stupidamente convinto, gli donerà in sposa la giovane figlia (non a caso innamorata di un altro) e tutti i propri beni.

Al centro del palcoscenico del Teatro Mercadante di Napoli, dove il lavoro ha debuttato, domina un enorme crocifisso al quale è inchiodato un uomo.Il testo è bene interpretato dagli eccellenti attori (Federico Vanni, Gigio Alberti, Teresa Saponangelo, Betti Pedrazzi, Ruggero Dondi, Daria D’Antonio, Angela De Matteo, Francesca De Nicolais, Luca Iervolino, Giampiero Schiano Lomoriello, Jules Garreau), una compagnia, che ha affrontato la messinscena con spirito leggero e coinvolgente, grazie allo stile di Bellorini, che ha scelto Napoli, città in cui sente molto forte il rapporto tra sacro e profano.

Una scena dello spettacolo (foto di NoceraIvanAgCubo)

Sincerità e ipocrisia, omologazione politica e falsa religiosità, si battono a tutto spiano, mostrando le differenze, le ingenuità, la stupidità di alcuni membri della famiglia. Pur se messo in guardia, il padre non vorrà credere alla malafede dell’ospite raccolto in povertà fino all’evidenza più eclatante.

Una messinscena originale e divertente della più potente satira contro l’ipocrisia, che facilmente può sfociare in farsa, ma che, per questo il regista ha voluto rappresentarla non nella città dell’autore. L’attualità del tema è più che evidente e la scenografia moderna ben si confà al contenuto.

Si tratta di una commedia e quindi il finale positivo non può mancare: quel cristo in croce (ma piuttosto la verità crocifissa dall’umanità falsa e bugiarda) scende e ingabbia l’imbroglione, regalando gioia ed equità a chi rischiava, per ottusità, di perdere tutto. Giustizia è fatta (come Molière aveva immaginato nella prima stesura dell’opera). Il pubblico entusiasta. Applausi a tutti.

 

 

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