
«L’amore è un volo che sfugge ai radar della percezione»: l’aforisma di Guido Ceronetti sintetizza con grande efficacia il cuore di ogni riflessione sui sentimenti. L’amor fuggente, commedia diretta da Davide Lomma ha fatto il suo debutto sul mercato digitale da qualche mese ed è disponibile per la visione on demand su piattaforme come Prime Video, Apple TV, Google Play e YouTube.
Il film tenta un’esplorazione corale delle dinamiche affettive, ma richiama subito una memoria cinematografica ingombrante. L’assonanza con il celebre capolavoro interpretato dall’americano Robin Williams, L’attimo fuggente, risulta immediata.
Tuttavia, la distanza tra le due opere è abissale: se nella pellicola statunitense l’insegnamento del carpe diem spingeva a cogliere il tempo con slancio, qui il principio fondante fallisce. L’attimo e l’amore sfuggono costantemente ai protagonisti, soffocati da una narrazione irrisolta.
UNA FUGA SENZA META NELLE TRAME DEL SENTIMENTO

La vicenda prende le mosse dall’improvvisa rottura tra il regista Fil, interpretato dal sempre bravo Lorenzo Adorni, e l’insegnante Mia, Caterina Shulha. La proposta di matrimonio della donna innesca l’iniziale fuga dell’uomo in preda al panico per le strade di Roma.
La sequenza di apertura regala una spettacolare corsa a perdifiato del filmaker Fil per le vie della città quasi di memoria mucciniana.
Questo incipit illude lo spettatore, promettendo un ritmo serrato e dinamico, ma purtroppo la spinta si esaurisce subito.
L’amore fugge e corre pochissimo nel prosieguo del racconto, bloccato da una regia che arresta ogni slancio. L’opera richiama alla mente le parole di Elsa Morante: «Chi fugge per amore non può trovar quiete nella solitudine».
Il lungometraggio vorrebbe costruire un grande affresco corale attorno a questo pensiero e mostra le paure sentimentali di varie generazioni, dai bambini agli anziani. Tuttavia, l’ambizione teorica non trova un adeguato supporto narrativo e il racconto si sfilaccia in una serie di bozzetti discontinui.
RITMO LENTO E SCENEGGIATURA PRIVA DI MORDENTE IN L’AMOR FUGGENTE

Davide Lomma firma la regia in solitaria e il copione invece a sei mani, insieme ad Antonio Cardia e Simona Ferri. La sceneggiatura risulta però scevra di mordente, con dialoghi piatti, privi di brillantezza, anche se di giusta introspezione psicologica.
La narrazione procede con un ritmo lento e faticoso, incapace di generare empatia o divertimento autentico, e i personaggi appaiono troppo sfocati e tratteggiati in modo superficiale: le loro azioni non creano mai una vera tensione drammatica.
Lomma, forte di un passato solido nel mondo documentaristico, dimostra qui una mano poco decisa e incisiva: la direzione degli spazi e dei tempi comici risulta incerta, lasciando la storia in uno stato di perenne galleggiamento.
L’ECCELLENZA DEL CAST E LE LUCI SULLA RECITAZIONE DI L’AMOR FUGGENTE

Nonostante i difetti di scrittura, la pellicola trae forza da un cast di alto livello. Gli attori offrono buone interpretazioni e salvano il film dal naufragio completo. Lorenzo Adorni e Diane Fleri confermano il loro talento maturato e ormai rodato, regalando spessore a ruoli altrimenti esili.
Accanto ai veterani brillano giovani promettenti come Luca Grispini, capace di portare una genuina freschezza sullo schermo tra un allenamento e un corteggiamento al parco.
La nota migliore della pellicola riguarda l’interpretazione di Andrea Pennacchi: l’attore affronta un ruolo di contorno gay, delicato e divertente, con rara maestria, evitando gli stereotipi ed esprimendo con grande misura la gioia di vivere e la complessità affettiva del suo personaggio di supporto, da bravo caratterista e da navigato interprete teatrale.
La sua prova recitativa da non protagonista (marito compagno dell’ex consorte della mamma di Mia, la docente che vuole sposare Fil), rappresenta forse l’aspetto migliore del film. Tuttavia, la bravura dei singoli non può colmare le lacune complessive, a differenza del buon risultato critico de Il Dio dell’amore, film a episodi uscito in sala quest’anno e passato anche al Capua film fest.
LA RIGIDA REALTÀ DELLA GUERRA D’AMORE

In conclusione, la visione lascia un profondo senso di incompiutezza. Il cinema indipendente richiede coraggio, ritmo e idee chiare. L’amor fuggente rincorre molti spunti senza afferrarne alcuno con convinzione. La fuga dei protagonisti non genera evoluzione, ma soltanto stasi.
Carlo Zannetti ricorda che «In amore non vince chi fugge, ma vince chi ama»: un’affermazione che ribalta ironicamente il celebre proverbio toscano «Nella guerra d’amor vince chi fugge».
Nel film di Lomma la fuga non porta ad alcuna vittoria morale o sentimentale e la diegesi smarrisce la propria rotta, dimostrando che senza una scrittura incisiva rimangono soltanto le buone intenzioni.





