[wpdreams_ajaxsearchlite]

Dadapolis, il caleidoscopio partenopeo

Renato Aiello

Inserisci qui la tua pubblicità
Dadapolis
La musica in Dadapolis

Evento speciale alle Giornate degli autori dell’edizione del Festival di Venezia 2024, Dadapolis è uscito in sala come evento speciale a dicembre scorso, con sold out e una calorosa accoglienza di pubblico.

Il suo tour non si è fermato con l’anno nuovo, anzi, è proseguito con una tappa a Napoli il 4 aprile 2025 per Astradoc, la rassegna del cinema del reale curata da Arcimovie al cinema Academy Astra di via Mezzocannone, in attesa del responso dei David di Donatello e dei Nastri d’argento.

Il documentario di Carlo Luglio e Fabio Gargano vive una singolare doppia candidatura nelle shortlist delle candidature che porteranno alle cinquine finali: per i David figura nella categoria documentari mentre per i Nastri, rappresenta un film a tutti gli effetti.

DADAPOLIS, FILM O DOCUMENTARIO?

Dadapolis
Dadapolis beckettiano con Senese e Lanzetta

Una singolare vicenda che si inserisce bene nel contesto del film, nei contenuti e nei temi trattati dai 60 artisti napoletani coinvolti.

Ispirato all’antologia di Fabrizia Ramondino e Andreas F. Müller, questo moderno caleidoscopio urbano è sì un docufilm, ma con segmenti musicali tra le rovine arruginite del nostro recente passato (quasi una sinfonia metropolitana); ma allo stesso tempo Dadapolis contiene scene di finzione, mascherata dal racconto d’attualità, col dialogo beckettiano tra James Senese e Peppe Lanzetta; e ci sono anche le riprese caleidoscopiche con cui vengono presentate le narrazioni plurali della città attraverso la suddivisione in acqua, terra, aria e fuoco.

DADAPOLIS E LA FLUIDITÀ PARTENOPEA

Un’opera fluida, così come gli artisti attori definiscono oggi la realtà artistica della città e in generale italiana (il mercato, la fruizione dell’arte, le opportunità lavorative), con echi del presente, pregno di quelle narrazioni delle verità e delle non verità che a Napoli si amplificano all’ennesima potenza.

C’è ripresa grazie al turismo ma anche piena crisi culturale, evidente dalla chiusura delle librerie nella città di “Vico, Croce, Serao e De Filippo”, sottolinea Lanzetta, ricordando come invece sia tutto diventato cartolina da vendere ai turisti e “mangiatorio”, tra zeppole, pizze e panzarotti a ogni angolo del centro storico e dei decumani.

LOTTA CONTRO GLI STEREOTIPI E GLI ANGOLI DI POESIA MUSICALE NELLA PERIFERIA INDUSTRIALE

Dadapolis
Una scena di Dadapolis

La lotta contro lo stereotipo è difficile anche per Dadapolis quando le Ebbanesis cantano Terra mia di Pino Daniele col Vesuvio che si staglia sullo sfondo, ma il segreto è cercare sempre la poesia, in perenne equilibrio tra cliché e originalità.

E la trova, soprattutto nel degrado pasoliniano della periferia industriale dismessa, dove si aggira l’attore Lino Musella (uno dei tanti artisti migranti della città, che vive attualmente a Roma).

LA LINGUA NAPOLETANA E L’ASSENZA DEL TEMPO FUTURO NEL DIALETTO

Interessante il discorso di Musella proprio sul tempo futuro assente nella lingua napoletana: quasi la rassegnazione dell’intero popolo a vivere in un eterno passato e in un presente sospeso. I testi di Enzo Moscato, qui in una delle sue ultime apparizioni, recitati da Cristina Donadio, tra i vari, e le canzoni di Dario Sansone impreziosiscono un mosaico visivo di gran pregio, prodotto dalla Bronx Film del compianto Gaetano Di Vaio.

Notizie Teatrali © All rights reserved

Powered by Fancy Web