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David di Donatello 2025, trionfo femminile

Renato Aiello

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Il David di Donatello

Del David di Donatello, massimo premio cinematografico italiano, spesso si dice che “vincerlo non serve a nulla, ma perderlo è terribile”. Per Paolo Sorrentino e il suo Parthenope non sarà forse terribile mancare la statuetta per ognuna delle sue 15 nomination, ma di sicuro è un flop cocente, come mai accaduto prima, a 20 anni esatti dal suo primo David alla regia per Le conseguenze dell’amore.

Il tempo è arrivato anche per una donna di vincere l’Oscar italiano alla regia, parafrasando la Streisand di 15 anni che consegnò l’omonimo americano a Katherine Bigelow.

IL TETTO DI CRISTALLO AI DAVID: VINCE UNA DONNA REGISTA, MAURA DELPERO CON VERMIGLIO

Maura Delpero rompe il tetto di cristallo ai David di Donatello, riuscendo nell’impresa che, stranamente riguardando l’albo di tutti i vincitori in 70 anni di vita del premio, era mancata alla Wertmuller e alla Cavani.

Il suo Vermiglio arriva a vincere 7 David sull’onda lunga del fortunato film d’esordio – dal sapore femminista – di Paola Cortellesi C’è ancora domani, e si è preso una piccola rivincita dopo l’esclusione dalla cinquina degli Oscar per il miglior film straniero.

La Delpero vince anche per la sceneggiatura originale e come coproduttrice e a farle compagnia come migliore regista esordiente ci pensa Margherita Vicario con L’arte della gioia.

L’ARTE DELLA GIOIA, ESORDIO ALLA REGIA DI MARGHERITA VICARIO

La pellicola della Vicario si aggiudica i David anche per le due attrici, protagonista e non protagonista, rispettivamente Tecla Insolia e Valeria Bruni Tedeschi, che risparmia l’imbarazzo sul palco rispetto al penultimo David in palmares: quel siparietto comico tra lacrime e risate nervose insieme alla Ramazzotti con rivelazioni sulla sua psicanalista.

LA POLEMICA POLITICA DI PUPI AVATI: “ELLY, CHIAMA LA MELONI!”

Il maestro Pupi Avati

Il momento imbarazzante, per la nostra classe dirigente più che altro, arriva col David alla carriera al maestro Pupi Avati che se la prende con Lucia Borgonzoni della Lega, sottosegretario ai Beni culturali, chiedendo più sostegno e fondi per il Cinema italiano.

Rincara la dose Elio Germano, miglior attore protagonista per il film su Berlinguer di Andrea Segre, La grande ambizione, e quinto David in carriera. I suoi strali vanno dietro le quinte al ministro della Cultura Giuli e lancia un appello pro Palestina.

DELUSIONE PER PARTHENOPE DI PAOLO SORRENTINO

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Celeste Dalla Porta in Parthenope

Politica a parte, ai conduttori Elena Sofia Ricci e Mika tocca annunciare gli altri vincitori, come il napoletano Francesco Di Leva, al suo secondo David – dopo quello per Nostalgia di Mario Martone – come migliore attore non protagonista per Familia, battendo il conterraneo Beppe Lanzetta di Parthenope.

Delusione anche per Luisa Ranieri e per Celeste Dalla Porta, brava ma ancora acerba per un premio così importante, nonché per il professore Silvio Orlando, tutti del film di Sorrentino.

Peccato pure per Edgardo Pistone con Ciao Bambino e per Antonietta De Lillo tra i documentari (vince l’inviata di guerra Francesca Mannocchi).

DAVID TECNICI, SPECIALI

Premi tecnici a Le déluge di Jodice, David Giovani a Gabriele Salvatores per Napoli New York, e quello Spettatori al successo in sala Diamanti di Ozpetek: incassi notevoli ma pochi premi pesanti. David Speciale a Thimotée Chalamet e Ornella Muti, nonché al presidente della Repubblica Mattarella, e premio Cinecittà David 70 a Giuseppe Tornatore. Anora miglior film internazionale, premio Oscar 2025 del resto.

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